Turismo Sociale a Scampia

E’ possibile parlare di Turismo in periferia?

Ieri erano in visita a Scampia i ragazzi e le ragazze dell’ITC Bonelli di Cuneo.

Li abbiamo accompagnati in un percorso di Turismo Sociale, alla scoperta della storia e delle associazioni del quartiere.

Abbiamo attraversato Piazza Giovanni Paolo II, conosciuto la storia del giardino riqualificato da scuole e associazioni del Progetto Pangea. Poi siamo passati all’ArciScampia. Dopo il centro sportivo siamo andati al Parco Corto Maltese riqualificato dall’associazione I Pollici Verdi. Da lì, a due passi, la pasticceria del nostro quartiere: la Pasticceria del Sole, dove abbiamo fatto assaggiare i dolci della nostra tardizione. In fine da Chikù i piatti prelibati delle cuoche di Scampia. Abbiamo raccontato loro il percorso di Chi rom e…chi no, dalla Scola Jungla a Chikù.
Abbiamo parlato loro di Arrevuoto, progetto teatrale che coinvolge centinaia di ragazze e ragazzi di tutta la città.

Spesso ci domandiamo come sia possibile che si possa parlare di “turismo” a Scampia. Da un po’ abbiamo scelto di definire questa attività “Turismo Sociale”.

Napoli vive un momento di grande ripresa del turismo. Questo però ha fatto sì che la città diventasse preda della gentrificazione e della turistificazione. In una fase in cui le città diventano come dei fast food, il turismo sociale di Scampia ci sembra davvero un’esperienza controcorrente.

Scuole, associazioni, persone incuriosite dalla rivoluzionaria rete di Scampia, scelgono di venire a conoscerci. Scelgono di intraprendere con noi questa esperienza di turismo sociale.

E’ davvero possibile che dalla Costiera Amalfitana, passando per Pompei, per il Lungomare Librato di Napoli, un turista scelga di fare tappa a Scampia?
A quanto pare si!

Zeppole di San Giuseppe

Ingredienti per 4 zeppole di San Giuseppe al forno

4 uova

150 g di farina 00

50 gr di burro

1 pizzico di sale

250 g d’acqua

Ingredienti per la crema pasticcera per le Zeppole di San Giuseppe

200 g latte intero

75 g di zucchero

25 g di amido di mais

50 g di panna fresca

2 tuorli d’uovo

Una bacca di vaniglia

Ed infine: amarene e zucchero a velo.

Procedimento

Per le choux delle Zeppole di San Giuseppe

Per preparare le Zeppole di San Giuseppe bisogna innanzitutto preparare le choux.
Porre in un pentolino burro a pezzetti e acqua, appena giunto alla fusione, appena inizia a bollire, aggiungere la farina setacciata.
Mescolare con una cucchiarella fino a far addensare il composto. Continuare a mescolare fino a quando il composto diventa compatto e si stacca dal fondo.
Lasciar raffreddare il composto in una ciotola. Nel frattempo battere le uova ed aggiungerle al composto con un pizzico di sale. Mescolare vino a quando non ci saranno più grumi. Versare in una sac à poche con beccuccio a stella.
Accendere il forno a 200° in modalità ventilata.
Porre su una teglia da forno della carta forno. Spremere la sac à poche sulla teglia in modo da formare dei cerchi.
Infornare per 25 minuti.

Per la crema pasticcera delle Zeppole di San Giuseppe


Mentre si lasciano raffreddare le zeppole, preparare la crema pasticcera per le Zeppole di San Giuseppe.
In un pentolino, scaldare il latte, la panna e la bacca di vaniglia. Nel frattempo in una ciotola, battere uova e zucchero, aggiungere amido di mais. Togliere la bacca di vaniglia dal pentolino e versare il composto della ciotola. Cuocere a fuoco lento e girare con una frusta fino ad addensamento.
Quando la crema si sarà raffreddata, versare nella sac à poche e decorare le Zeppole di San Giuseppe. Prima crema, poi amarena ed infine zucchero a velo.


Il Racconto

Una goccia di ammoniaca

Il racconto di Amalia, cuoca de la Kumpania

La sua passione sono i dolci e la loro decorazione. I piatti forti, sono quelli legati alle feste, perché le cose preparate in casa portano buon augurio. Le piace utilizzare spezie che sembrano quasi magiche, poco conosciute e difficilmente accostabili alla cucina: un pizzico di bicarbonato, una goccia di ammoniaca, fiori di arancio e aroma di pisto ed ecco roccocò, pastiere e caprese, con il rum e le nocciole crea torroni e salami di cioccolata di cui sono ghiotti tutti.

L’autonomia

Amalia è tra quelle che ci tengono di più alla propria autonomia, lo testimonia la sua macchina e la possibilità conseguente di fare la spesa da sola o di mettere a disposizione la sua cucina nei frequenti casi di emergenza. Si dedica all’organizzazione, al menù, alla spesa, ha un ottimo fiuto per gli affari, spesso ha individuato spazi e potenziali clienti. Sempre scettica, in realtà più per mantenere il ruolo critico della contestatrice che per convinzione: i piatti rom costano più di quelli napoletani e tutte le volte fa una lunga contrattazione per limitare la spesa da fare, però poi i bignè di pan di spagna farciti di crema alla jagoda se li mangia pure lei.

Si va a Torre del Greco

Ama viaggiare ma non nel camper scuola di Slobodan lo zoppo, che ci accompagna nelle trasferte a Torre del Greco, non perché abbia qualcosa contro di lui, ma a causa del vibrante e continuo tuculiamiento a cui veniamo sottoposte e della paura che le scosse possano aprire le porte in movimento. Ci recavamo a Torre del Greco dopo aver conseguito “l’attestato di formazione per addetti alla manipolazione e somministrazione di cibi e bevande” e dopo aver sperimentato le cucine più improbabili dell’hinterland scampiota. Lì ci accoglieva l’albergo Holiday per metterci alla prova in una cucina professionale sotto la guida di uno chef.

Una brigata speciale

Arrivavamo carichi di bambini e di meraviglia. Incredule nel vedere una cella frigorifero grande quanto un salotto, una friggitrice a sei cestelli, forni e lavastoviglie industriali tutti per noi e il fatidico abbattitore, che abbiamo scoperto essere di fondamentale importanza per il lavoro dei ristoratori. Anche i torresi erano increduli nel vedere scendere da un camper scuola 10 donne con i grembiuli ed i cappelli da chef, con l’eclettico zoppo Slobodan, che da autista si trasformava in assaggiatore, moderatore e fotografo. La cosa più difficile era tenere a bada le voglie di Nina da poco incinta e il piccolo Denis il mesciato, che era diventato rosso perché si era buttato la birra in testa ad una festa al campo.

“Sembrano zingarelle”

Durante la formazione con le donne abbiamo messo a disposizione uno spazio per i bambini, con giochi, colori e libri per tutti. Ma a Torre del Greco preferivamo fare delle passeggiate, ci conoscevano tutti, il circoletto degli anziani che dispensava caramelle e complimenti, i cani del porticciolo. Un giorno Anna uscì con Ginevra e Gessica, figlia e nipote di Yasmina, le bambine erano tutte contente perché quando si partiva per Torre si vestivano a festa, con i codini, i fiocchi, le gonne a volant bianchi e rosa. Il signore del circolo che ci aspettava per dare caramelle, disse ad Anna con tono affettuoso “come so’ belle signora queste vostre figlie, sembrano due zingarelle”. Le bambine un po’ accigliate lo guardarono con sospetto aprendosi poi in un sorriso complice. E forse è anche grazie a tutto questo che Amalia è riuscita a rompere i suoi rigidi schemi.

Ti è piaciuta la storia di Amalia? E la ricetta delle Zeppole di San Giuseppe?
Consulta le altre ricette di Chikù. Clicca qui!

Torte Rustiche

Ingredienti per l’impasto:

1 kg di farina
½ kg di burro
100 g zucchero
3 uova
Un pizzico di sale
100 g di Parmigiano
Acqua

Ingredienti per l’imbottitura

700 g ricotta
4 uova
a scelta spinaci, prosciutto, affettati vari,
100 g Parmigiano
500 g Fiordilatte
Pepe
Sale

Preparazione

Preparare l’impasto senza maneggiarlo troppo, lasciarlo riposare in frigorifero per 10 minuti. Preparare l’imbottitura a scelta: spinaci e ricotta, prosciutto o altri affettati e fiordilatte. Imburrare una teglia e mettere uno strato di pasta, poi riempire con l’imbottitura, poi coprire con un altro strato di pasta. Mettere in forno pre-riscaldato a 180° – 200° per 30 minuti circa.

Il Racconto

Radio Kumpania

Il Racconto di Susy, cuoca de la Kumpania

Susy è sempre sorridente e non si lamenta mai. Solo una volta prima di accettare un lavoro senza nemmeno pensarci, ci ha tenuto a definire bene chi c’era e chi non c’era. Era già capitato che non tutte avessero rispettato l’impegno preso e questo significa far ricadere sulle altre la maggior parte del carico e delle responsabilità, anche in termini emotivi.

Fare bella figura

Fare una bella figura non è sempre scontato, soprattutto se si tratta di sperimentare piatti nuovi in grandi quantità, e scolare dieci chili di pasta, in una cucina arrangiata, non è uno scherzo. Quattro braccia, un pentolone da fumetto, grandi bacinelle di plastica sottoposte a tripli lavaggi e controlli scrupolosi, balconi aperti per la nuvola di vapore prossima a sprigionarsi, clamore e strepiti, gli occhi celesti ridenti di Susy danno il via, i rigatoni scivolano fragorosamente e, a mano a mano che lo riempiono, vengono portati dallo scolapasta alla teglia dove si uniranno agli altri ingredienti.

Un percorso familiare

Il sabato sera, dopo due giorni di lavoro continuo in cui abbiamo colonizzato un centro di aggregazione territoriale – con stoviglie, verdure, pacchi di pasta, litri di latte, risate, spezie, mattarelli – si sono presentati a scaglioni tutti gli uomini, per un rapido saluto, una pausa sigaretta, comunicazioni di servizio sui figli e anche per constatare con i propri occhi il fervido clima dell’opera collettiva messo in piedi dalle loro donne. Il percorso è diventato familiare per forza, tutte hanno avuto appoggio in un modo o nell’altro dai propri compagni.

Il primo spot

Susy è giovane e ha le figlie grandi, dopo aver passato anni a prendersi cura di loro da piccole, adesso sta vivendo una nuova adolescenza e ha il tempo di vivere l’amore con il marito con più intensità e prendersi più cura di sé. Grazie soprattutto alla sua voce suadente è stato realizzato il primo spot radio di promozione in italiano e in romanes: “Venite in piazza alla Pes, il mercatino con i prodotti freschi, bancarelle, i giochi, musiche, incontri, dài andiamo che è bello, divertiamoci c’è anche la Kumpania, venite venite!”.

Piccole cose importanti

Anche questi momenti fanno parte del tempo da dedicare a sé, l’intero percorso è percepito come una trasformazione che può coinvolgere molti piani della vita. A casa poi sono contenti quando fa la brioche rustica e riesce a portare qualche litro di buon vino per il marito, e con il piccolo contributo ricevuto a fine lavoro a differenza delle altre che pagheranno il calcetto o i panni per i figli, lei acquisterà una nuova trapunta matrimoniale.

Al lavoro!

Susy e le altre, in una scena che si ripeterà nel tempo e in vari spazi, allestiscono il banchetto, attente a sistemare con cura tovaglie, rami di fiori, cestini di pane, vassoi di frutta, lei è talmente bella e brava nelle pubbliche relazioni che è tra quelle scelte sempre per stare dietro il banchetto, anche se di tanto in tanto si fuma una sigaretta di nascosto. Centoventi persone da tutta Italia, stanchi al termine di un lungo viaggio, laboratori in piazza con i bambini, convegni, incontro con un quartiere vastissimo da percorrere e con molto da scoprire, attendono trepidanti le delizie preparate dalle signore della Kumpania.

Alla fine della serata, tutti sazi, Susy prepara un pacchettino con piccoli assaggi prelibati da portare al suo compagno.

Sarme con peperoncini dolci

Vi presentiamo la ricetta delle Sarme, un piatto della tradizione balcanica, e la storia di Nezira.

Ingredienti per 6 persone

½ kg di riso a chicco lungo

½ kg di carne macinata

18 peperoni secchi (dolci)

3 carote

1 kg di cipolla

Uno spicchio d’aglio

Un dado vegetale

Sedano

Prezzemolo

Paprika

Sale

Olio

Preparazione

Portare ad ebollizione l’acqua, salarla quanto basta e far cuocere per pochi minuti il riso, facendo attenzione che sia al dente. A cottura ultimata sgocciolarlo bene con un colapasta. Preparare un soffritto con olio e cipolle, non appena si sono dorate aggiungere aglio tritato, carote tagliate alla julienne e sedano. Rosolare il tutto per 5-6 minuti. Aggiungere la carne macinata, sale e pepe e far cuocere per altri 5 minuti. Aggiungere il riso, la paprika e il dado vegetale e far cuocere per altri 5 minuti. A cottura ultimata aggiungere il prezzemolo. Mettere i peperoni secchi in acqua per 1 minuto e farcire con il ripieno. Preriscaldare il forno a 180 gradi e in una teglia disporre i peperoni farciti, aggiungere un po’ di olio e infornare, cuocendo il tutto per altri 10 minuti.

Il Racconto

Dietro una montagna di foglie

Il Racconto di Nezira, cuoca de la Kumpania

Un giorno arriviamo al campo e troviamo Nezira seduta al tavolo nel patio della sua baracca, seminascosta da una montagna di foglie che sta pulendo con un panno una ad una. Ci accoglie con il consueto dolce sorriso: “Conoscete questa?”, riferendosi alla montagna verde.
“Si chiama sticho, l’ho raccolta nelle campagne qua attorno, è buonissima passata in padella con burro e pancetta”. Ci viene l’acquolina in bocca al solo pensiero, anche se non riusciamo a capire che verdura sia e ci stupiamo nel riconoscere le virtù sepolte della campagna di Scampia.

La sua casa

Lei ha quattro figli con i capelli color miele come i suoi. Si è sposata per amore con un cugino rischiando un irreparabile conflitto familiare dal lieto fine, ormai più di venti anni fa. È a Napoli da quando aveva otto anni.
La sua famiglia è stata tra le prime ad arrivare negli anni ‘80 e hanno girato parecchio, cacciati da un posto all’altro, prima di sistemarsi nel campo rosa.
Adesso si lamenta della sua ampia baracca, cresciuta negli anni con la nascita dei figli e in cui ci sono i suoi ricordi più belli, ma il legno si è fatto vecchio e stanno mettendo i soldi da parte per rinnovarla.

Il Catering

Siamo venute a chiederle se vuole partecipare a tre giorni di catering, pranzi e cene da offrire ad almeno duecento persone in occasione di un evento di piazza organizzato dal comitato spazio pubblico cittadino. Placida come sempre, Nezira discute poco, se le altre ci sono la risposta è scontata, siamo un gruppo no?
Il migliore peperoncino dolce per fare le sarme è una variante che da noi non si trova facilmente. Un cono rosso con la pelle sottile, perfetto sia per dimensione, poiché contiene una buona dose di ripieno ma non da appesantire chi lo mangia, sia per estetica.

I migliori peperoncini per le sarme

Ogni volta che compone il piatto, lo osserva orgogliosa e ne proclama la bellezza. Quando i peperoncini non ci sono è un problema che si discute sempre in modo molto approfondito, come si fa a fare le sarme così? Alla fine siamo costrette ad accontentarci dei grossolani comuni peperoni che si trovano sui banchi dei nostri mercati.
Stavolta tira fuori un bel mazzetto di peperoncini secchi da reidratare, li ha appena portati dalla Serbia, il successo delle sarme è assicurato.

La partenza

Quando è partita nel bel mezzo dei laboratori di formazione, nessuno avrebbe potuto dire quando sarebbe tornata.

Questi viaggi sono periodici e obbligatori per molte famiglie, perché legati all’assenza di un permesso di soggiorno definitivo, allora si torna nel proprio paese di origine e si rientra in Italia con un nuovo visto che dura….e via così, in attesa che il governo e le leggi riconoscano quello che è un dato ormai assodato: la presenza ormai decennale sul “nostro” territorio li rende cittadini di fatto.

Per Nezira, e per gli altri, la sua casa è qui, nel campo rosa, qui ha cresciuto i suoi figli, con il caldo e con il freddo. Dopo qualche settimana, con l’inizio della primavera e delle feste di piazza, ci telefona e squillante annuncia il suo ritorno con un carico di peperoncini e si accerta che il suo posto nella Kumpania non è mai stato messo in discussione. Passano i giorni e i laboratori, ma di lei non c’è traccia. Al campo le figlie ci dicono che l’hanno bloccata alla dogana e rispedita indietro.

Ti è piaciuta la storia di Nezira? Leggi anche la storia di Tonia e la ricetta della Musaka.

Chikù wedding planner a Scampia

Un matrimonio in terrazza

Siamo felici di raccontarvi di un evento davvero speciale da Chikù.

Il 9 luglio abbiamo festeggiato il matrimonio di Giuseppe e Serena presso le nostre terrazze.
Il matrimonio è stato curato da noi in ogni minimo dettaglio, dai transfer per gli invitati, all’allestimento, dalla scelta di vini docg, alla selezione delle materie prime.

Gli sposi hanno scelto il tema mare, dando particolare rilevanza al soggetto della vela: le vele di Scampia all’orizzonte della terrazza di Chikù, simbolo di un paesaggio urbano in trasformazione, ma anche gli origami a forma di barca a vela su ciascun tavolo, realizzati con le pagine del giornale NapoliMonitor, osservatorio critico su Napoli.

Ciascuna barca a vela era un racconto di riscatto, un’illustrazione, un’inchiesta sulla città.

Da Chikù abbiamo festeggiato l’unione civile di un amore maturo che ha attraversato oceani e maree, sempre col vento in poppa.

Il menù scelto con gli sposi non poteva che essere un menù prevalentemente di mare, reso singolare dalla creatività dello chef Nino Cannavale e dalla passione delle cuoche di Chikù – La Kumpania.
Ad accompagnare le pietanze il pane di Slavica, una delle cuoche di Scampia. Un pane decorato con trecce e forme graziose, genuino e fragrante, che nella tradizione balcanica si usa preparare e mangiare nei giorni di festa per augurare il meglio alla famiglia.

Nella terrazza di Chikù, finemente allestita in bianco e blu, c’era: l’angolo dell’ostricaro con ostriche fresche; l’angolo del fritto con la tradizionale frittura napoletana; l’angolo terra con prosciutto di Norcia, crudité, verdure grigliate, bocconcini e perline di mozzarella di bufala, la tipica zizzona e mozzarelle a forma di stella marina del Caseificio Stella Bianca di Casal di Principe; l’angolo ghiaccio con Spritz e Mojito di benvenuto e vini locali di alta qualità provenienti dall’Irpinia e dal Cilento.
Tra i finger food non potevano mancare la nostra delizia di ricotta, zenzero, limone e semi di papavero e i tocchetti di musaka vegetariana.
Ad allietare la serata le sonorità balcaniche e mediterranee di O’Rom e la sua band che hanno fatto danzare gli invitati e gli sposi da tramonto fino a sera.

Per concludere in dolcezza, una gustosa naked cake con fragoline, pasticceria napoletana, semifreddi e confetti.

Siamo felici di essere stati partecipi ed organizzatori di questo giorno importante, grati agli sposi per aver scelto Chikù.

Che il vento soffi sempre dolcemente sulle vostre vele e vi accompagni nel vostro splendido cammino insieme.

Auguri a Serena e Giuseppe.

Invertire la rotta è possibile

Scampia centro culturale e del tempo libero

Da poco si è conclusa la rassegna #INVERSIONEDIROTTA da Chikù, una rassegna culturale e gastronomica nata con lo scopo di contribuire a fare di Scampia un avamposto culturale in cui Chikù si pone quale luogo di aggregazione, del tempo libero, spazio dove poter ascoltare buona musica dal vivo, incontrarsi e mangiare piatti gustosi.

La rassegna è stata organizzata dalle realtà che animano Chikù: l’Associazione Chi rom e…chi no e l’impresa sociale La Kumpania, insieme al Teatro Area Nord.

Quattro cene con concerto e una con presentazione di un libro, tenutesi tutte prevalentemente nel fine settimana.
Da tempo ormai si sente parlare di turistificazione del centro storico di Napoli, meta preferita del week end, con ampia scelta di ristoranti, eventi, piazze e luoghi di ritrovo, ma anche in balia della gentrificazione, del turismo mordi e fuggi e della speculazione che ne consegue ai danni degli abitanti. A tutto questo si contrappone da anni il fermento culturale dal basso, promosso da spazi liberati, comitati e associazioni.
Quando si parla di attivismo culturale e sociale a Napoli, spesso si fa proprio riferimento al modello Scampia, quartiere che a partire dell’opera del centro sociale Gridas, iniziata nel 1981, attraverso il carnevale sociale, azioni di animazione e riqualificazione dello spazio pubblico di una rete di associazioni e comitati che si attivano dal basso, ha saputo trasformare i luoghi comuni, e, per l’appunto, invertire la rotta.

Inversione di Rotta si inserisce in questo grande intervento culturale.
Siamo ormai giunti alla terza edizione della rassegna, e possiamo certamente affermare che di anno in anno, sono sempre di più le persone che scelgono di parteciparvi.

Ognuna di queste splendide serate d’estate si è distinta per il magico connubio di sapori e belle melodie.
A deliziare il palato, i piatti de la Kumpania, sapori di terra e di mare, napoletani e balcanici.
Pietanze cucinate con passione ed amore da un gruppo di donne del quartiere, napoletane e rom, che si incontrano in cucina nel segno di una rivoluzione culturale e gastronomica.
A farci ballare e viaggiare attraverso la musica: Marco Francini e la sua band, Antonella Maisto, Myriam Lattanzio e PMS, E’ Zezi.
A riunirci intorno al tema della psichiatria: Teresa Capacchione con il suo libro “Primavera 180”.

Ribaltare gli stereotipi, far sì che Scampia possa fare dei propri “isolati”, delle piazze culturali è possibile.

Vi diamo appuntamento a prestissimo per una nuova serie di eventi Made in Scampia.

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